Il Bottegaio Nostrano

So.De nei quartieri

cibo e socialità / negozi e botteghe

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Il Bottegaio Nostrano

Bottegaio Nostrano

Probabilmente passeggiando lungo il porticato di via Tartini ti è capitato di incrociare lo sguardo dei commercianti e sicuramente molti di loro ti avranno anche regalato un sorriso. 🛍 Tra questi volti però ce ne sono alcuni che subito di trasmettono simpatia e ti invitano ad entrare con allegria nel loro negozio. Infatti, qui potrai trovare una bottega un po’ diversa dal solito, ma molto speciale, gestita da dei ragazzi e i loro educatori: il @Bottegaio NoStrano La realtà nasce nel 2015 grazie alla @Fondazione CondiVivere e ad alcune famiglie che hanno visto nel progetto un “punto di partenza” per i loro figli o fratelli o cugini affetti da disabilità cognitiva con l’obiettivo di offrire loro una bella palestra di vita che gli avrebbe permesso di rendersi più autonomi e inclusi nella società. Qui potrai trovare una selezione di prodotti locali, biologici e di altissima qualità, ma soprattutto ragazzi disponibili, competenti e amanti del loro lavoro che non vedono l’ora di consigliarti il prodotto che più rispecchia le tue esigenze.  Se sei di fretta, fare la spesa al Bottegaio potrebbe essere difficile perchè, come scherzosamente, dicono i ragazzi che ci lavorano il cliente fa un’esperienza di Slow Shopping perchè loro ci tengono affinchè tutto sia perfetto, anche l’impacchettamento. Consiglio: i loro cesti nel periodo natalizio vanno a ruba, per questo non ridurti all’ultimo minuto ad ordinarli!

Il Bottegaio NoStrano fa parte di un progetto più ampio che comprende tante altre cose perché parte da un progetto di Fondazione CondiVivere. Una fondazione creata 10 anni fa da un gruppo di genitori di ragazzi con disabilità cognitiva che non volevano per i loro figli una visione assistenzialistica, volevano che i loro figli potessero avere una vita piena e soprattutto volevano pensare ad una soluzione per quando loro non ci sarebbero stati più. Spesso le persone con disabilità cognitiva quando mancano i genitori se non c’è qualcuno della famiglia che se ne può occupare, vengono messi in un istituto e loro non volevano questo per i loro figli. 

Loro avevano conosciuto il pedagogista dell’Università di Bologna, Nicola Cuomo, scomparso 5 anni fa che dopo anni di ricerche aveva creato il metodo empatico-relazionale che si chiama “Emozione di conoscere, desiderio di esistere” che si basa sul principio secondo cui facendo leva sulla parte emotiva delle persone con disabilità cognitiva e creando occasioni in cui susciti in loro la voglia di superare quest’ostacolo, aumenti la loro indipendenza e autonomia, ma basandoti molto sull’autodeterminazione.  Non c’è una regia dietro che indica a queste persone cosa fare, ma il compito dell’educatore è come un amico che consiglia e aiuta a trovare la soluzione migliore per te, ma che vuoi tu e vuoi trovare tu. Non c’è qualcosa di prestabilito da altri. 

Loro non partono mai dalla sindrome, ma dalla persona quindi pensano a dei progetti personalizzati sulla singola persona e Cuomo aveva iniziato ad individuare che una palestra dove mettere a frutto la metodologia poteva essere in negozio perché oltre ad essere inclusivo offre tante occasioni su cui lavorare. Per cui era stato aperto un negozio di alimentari sempre nella stessa sede che all’inizio si chiamava Aemocon- L’emozione di conoscere i sapori. Cuomo aveva creato l’associazione culturale Aemocon che porta avanti le sue ricerche e che continua anche dopo la sua morte a supervisionarli, costituisce il loro consulente scientifico. Loro lavorano in stretta unione con Aemocon che continuamente li aiuta a lavorare sui singoli casi. 

In questo progetto è molto importante anche il ruolo delle famiglie, ci deve essere una continuità anche a casa perché poi è a casa dove si hanno occasioni quotidiane dove mettere a frutto questa metodologia.

Il Bottegaio NoStrano è dunque un laboratorio pedagogico e non è un punto di arrivo, non è stato pensato per trovare un lavoro per le persone disabili, ma è un punto di partenza. È una palestra dove si rinforzano una serie di autonomie che poi verranno usate in un lavoro inclusivo al di fuori di lì. La maggior parte delle persone con cui lavorano sono adulte.

Tutto è in realtà partito da una palestra di judo di Bresso (che fa parte del loro comitato scientifico) dove c’è un maestro di judo, Aldo Piatti, che da 40 anni lavora per l’inclusione. Ha sempre insegnato judo ai ragazzi normodotati insieme ai ragazzi disabiliti. Lui era amico di Cuomo, per cui già nella palestra di judo aveva messo a frutto le ricerche di Cuomo ed è da lì che i genitori che

frequentavano quella palestra e che poi hanno conosciuto Cuomo, hanno deciso di iniziare questo percorso e queste famiglie avevano figli che erano già adulti. Però questo metodo prima lo si applica (proprio fin dalla nascita) e migliori saranno i risultati ottenuti.

Loro sono in Italia il gruppo che ha un progetto più completo, poi Aemocon ha in tutta Italia altre famiglie che segue e lavora anche con le scuole, portando avanti questa metodologia con bambini piccoli. 

I ragazzi che lavorano al Bottegaio abitano tutti a Dergano?

No. Alcuni all’inizio si muovevano solo insieme ai genitori e poi applicando la loro metodologia con il tempo si sono resi autonomi. Ora, ad esempio, c’è un ragazzo autistico con dei problemi di udito che abita a Cusano Milanino e che va e torna dal Bottegaio senza nessun aiuto. Il metodo prevede di porre le persone con disabilità anche di fronte a degli imprevisti (perdi un mezzo di trasporto, non sai dove ti trovi ecc) in modo che poi sappiano come comportarsi nel momento in cui può accadere qualcosa.

Il Bottegaio quindi vuole essere un punto di partenza, ovviamente tenendo conto dei limiti e secondo le specificità di ognuno. Loro hanno anche un metodo di inserimento lavorativo innovativo che ha dato grandi soddisfazioni. 5 dei loro ragazzi sono stati poi assunti a tempo indeterminato ad esempio. E nel momento in cui ci sono situazioni più difficili, è importante trovare comunque un tirocinio o un lavoro part-time in una situazione inclusiva. C’è un loro ragazzo con la sindrome di Angelman che ha una disabilità complessa, ma avendo una manualità abbastanza fine ha un tirocinio in un laboratorio di restauro. Fa un lavoro vero e una cosa che gli piace, questo aiuta molto la sua autostima.

Il Bottegaio e il territorio.

Dergano non è stata scelta a caso, sembra un po’ un paesone. Pur essendo un quartiere, ha ancora una dimensione di Paese, per cui qui è abbastanza facile fare amicizia. È un quartiere molto ricettivo, anche culturalmente è molto vivace. Hanno una serie di collaborazioni sul territorio con ad esempio Polignum, un laboratorio di restauro, con Nuovo Armenia. Le scorse estati i loro ragazzi davano una mano nell’offrire da mangiare mentre venivano proiettati i film. Adesso una sera alla settimana un ragazzo insieme al suo educatore va e aiuta a servire i tavoli. Hanno anche vinto un bando con loro per la ristrutturazione del giardino per cui anche di giorno sono presenti da Nuovo Armenia per aiutarli a sistemare. Collaborano anche con Chorós, formato da Giada Fossà artista e attrice e dal suo compagno Luca Bellé che è un regista teatrale. Choros da Nuovo Armenia tiene laboratori teatrali e altre produzioni. Giada con uno dei ragazzi del Bottegaio sta facendo un percorso di scrittura creativa.

Le collaborazioni quindi sono tante e anche con il resto di Milano (i ragazzi vanno a fare i camerieri in occasione di alcune serate).

frequentavano quella palestra e che poi hanno conosciuto Cuomo, hanno deciso di iniziare questo percorso e queste famiglie avevano figli che erano già adulti. Però questo metodo prima lo si applica (proprio fin dalla nascita) e migliori saranno i risultati ottenuti.

Loro sono in Italia il gruppo che ha un progetto più completo, poi Aemocon ha in tutta Italia altre famiglie che segue e lavora anche con le scuole, portando avanti questa metodologia con bambini piccoli. 

I ragazzi che lavorano al Bottegaio abitano tutti a Dergano?

No. Alcuni all’inizio si muovevano solo insieme ai genitori e poi applicando la loro metodologia con il tempo si sono resi autonomi. Ora, ad esempio, c’è un ragazzo autistico con dei problemi di udito che abita a Cusano Milanino e che va e torna dal Bottegaio senza nessun aiuto. Il metodo prevede di porre le persone con disabilità anche di fronte a degli imprevisti (perdi un mezzo di trasporto, non sai dove ti trovi ecc) in modo che poi sappiano come comportarsi nel momento in cui può accadere qualcosa.

Il Bottegaio quindi vuole essere un punto di partenza, ovviamente tenendo conto dei limiti e secondo le specificità di ognuno. Loro hanno anche un metodo di inserimento lavorativo innovativo che ha dato grandi soddisfazioni. 5 dei loro ragazzi sono stati poi assunti a tempo indeterminato ad esempio. E nel momento in cui ci sono situazioni più difficili, è importante trovare comunque un tirocinio o un lavoro part-time in una situazione inclusiva. C’è un loro ragazzo con la sindrome di Angelman che ha una disabilità complessa, ma avendo una manualità abbastanza fine ha un tirocinio in un laboratorio di restauro. Fa un lavoro vero e una cosa che gli piace, questo aiuta molto la sua autostima.

Il Bottegaio e il territorio.

Dergano non è stata scelta a caso, sembra un po’ un paesone. Pur essendo un quartiere, ha ancora una dimensione di Paese, per cui qui è abbastanza facile fare amicizia. È un quartiere molto ricettivo, anche culturalmente è molto vivace. Hanno una serie di collaborazioni sul territorio con ad esempio Polignum, un laboratorio di restauro, con Nuovo Armenia. Le scorse estati i loro ragazzi davano una mano nell’offrire da mangiare mentre venivano proiettati i film. Adesso una sera alla settimana un ragazzo insieme al suo educatore va e aiuta a servire i tavoli. Hanno anche vinto un bando con loro per la ristrutturazione del giardino per cui anche di giorno sono presenti da Nuovo Armenia per aiutarli a sistemare. Collaborano anche con Chorós, formato da Giada Fossà artista e attrice e dal suo compagno Luca Bellé che è un regista teatrale. Choros da Nuovo Armenia tiene laboratori teatrali e altre produzioni. Giada con uno dei ragazzi del Bottegaio sta facendo un percorso di scrittura creativa.

Le collaborazioni quindi sono tante e anche con il resto di Milano (i ragazzi vanno a fare i camerieri in occasione di alcune serate).

Hanno, inoltre, un progetto in mente che sperano di riuscire a realizzare: in alcuni orari, i clienti potranno chiamare e loro gli fanno vedere quello che hanno utilizzando direttamente i tablets siccome il sito potrebbe non essere aggiornato in tempo reale. Sarebbe un modo di coccolare di più il cliente e di coinvolgere maggiormente i ragazzi che lavorano.

Una novità grossa:

Con grosso sacrificio è stato comprato dalla Fondazione, un appartamento vicino al punto vendita in via Trevi che diventerà la nuova sede della Scuola delle autonomie. Era importante per la Fondazione avere due punti fissi (il negozio e l’appartamento sede della scuola che è il punto di partenza per i progetti futuri) perché prima erano spazi che appartenevano alle famiglie e quindi per qualsiasi motivo può succedere che la famiglia poteva aver bisogno di riavere l’appartamento invece in questo modo possono rimanere due punti fermi di loro proprietà. 

Poi partirà un altro bel progetto di residenzialità in quella che è ora la ex-Scuola delle autonomie per i ragazzi con disabilità più complesse. Questo vuol dire che ci dovrà sempre essere un educatore con loro o una figura di riferimento formata al metodo che possa essere presente tutte le notti. Questa è la loro nuova sfida, risolvere la residenzialità fissa per queste persone.

Poi invece, alcuni dei ragazzi che hanno fatto l’esperienza di cohousing sono pronti per fare il passaggio ulteriore, ovvero andare a vivere da soli tutta la settimana. Ci sarà comunque sempre un educatore di riferimento se c’è bisogno e la Fondazione sarà sempre presente per loro.

L’idea sarebbe quella di avere piano piano in giro per Milano sempre più appartamenti che possono essere di proprietà delle famiglie o in affitto. Si vuole cercare di allargare la rete.

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